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Conoscere il proprio terreno

Le nostre coltivazioni e sperimentazioni in Aridocoltura si sono svolte su due tipi di terreno: medio impasto (circa 40% sabbia), sabbioso  (circa 70% sabbia). Il primo ha una condizione media di ritenzione idrica e materia organica, il secondo invece presenta bassa ritenzione idrica e scarsa materia organica, di contro favorisce un ottimo sviluppo radicale. Tratteremo quindi, per ora, la coltivazione in questi due tipi di substrato, purtroppo non possiamo esprimerci ampiamente sui terreni argillosi (argilla superiore al 40%) per mancanza di dati sufficienti. In un futuro prossimo ci proponiamo di sperimentare anche su terreni con questa tessitura
 

In un grammo di terreno coltivato convivono più di un miliardo di microrganismi, provate a pensare con quanti di questi saranno a contatto le radici delle nostre piante. Lavorare il terreno rispettando il più possibile gli equilibri naturali è importantissimo ai fini della sostenibilità, soprattutto in un ambiente in cui le condizioni esterne mettono a dura prova la resa e la produttività delle piante, come nel caso dell’Aridocoltura. 

Il primo passo è conoscere la tipologia di terreno e le caratteristiche che lo descrivono, vediamo come capire la tessitura e struttura del nostro terreno di coltivazione in autonomia. 

 

Tipi di terreno

In realtà non si può definire un terreno a partire da un solo tipo di tessitura poiché sono le percentuali delle varie particelle che determinano se si tratta di un terreno maggiormente argilloso, sabbioso o medio impasto, solo un’analisi di laboratorio ci permette di conoscere con certezza la composizione del suolo, tuttavia per chi inizia o non ha la possibilità di accedere a tali dati si può avere un’indicazione di massima anche in autonomia.

 

Argilloso: il più fertile tra le tipologie di terreno ha però caratteristiche negative per la coltivazione di molti ortaggi. Il difficile drenaggio crea un problema nell’assorbimento dell’acqua da parte delle radici. La formazione di “croste”, strati sottili, induriti e continui sulla superficie del suolo, riducono il movimento dell'acqua, favoriscono il ristagno idrico e impediscono il corretto sviluppo delle nostre piante.

 

Sabbioso: questo tipo di suolo è quello che si presta maggiormente alle lavorazioni. L’alta ossigenazione comporta da una parte un ottimo sviluppo dell’apparato radicale e della pianta in generale, dall’altra una veloce degradazione della sostanza organica. Necessita quindi apporti maggiori di questa in fase di concimazione. Inoltre, la capacità dell’aria di penetrare in profondità ne determina anche una bassa ritenzione idrica, cioè richiede irrigazioni più frequenti.
 

Medio Impasto: è caratterizzato da proprietà intermedie tra i sopra citati, adatto alla maggior parte delle specie ed ecotipi di ortive, si presta in maniera ottimale alla coltivazione in risparmio idrico. La presenza di sabbia permette una buona circolazione idrica e un’ossigenazione adeguata; il contenuto di argilla, invece, mantiene l’umidità nei mesi più secchi e preserva i nutrienti. Il medio impasto è il tipo di suolo più auspicabile per gli orti di autoproduzione dove si necessita la coltivazione di numerose varietà. Un terreno che contiene dal al % di sabbia, dal al % di limo, dal al % di argilla ed una frazione trascurabile di scheletro è detto terreno di medio impasto o di media composizione o a tessitura equilibrata.
Come risultato della sperimentazione è quello che più si presta all’Aridolcoltura.

                     

Valutare il tipo di terreno in autonomia

Se siamo in presenza di un terreno che abbiamo coltivato precedentemente l’osservazione in campo può essere molto utile, diversamente, ad esempio, a un campo incolto che ci accingiamo a convertire nel nostro orto. Un’analisi empirica realizzata ai fini della valutazione del tipo di terreno di coltivazione va eseguita nel seguente modo:

I terreni con percentuale di argilla superiore al 40% nella stagione secca tendono a creare delle crepe di larghezza superiore ai 3 cm, calpestando il terreno quando è bagnato ne rimane una gran quantità attaccata alle suole, inoltre, il terreno rimane umido per qualche giorno anche in assenza di piogge. Al contrario su terreni prevalentemente sabbiosi non si forma alcuna crepa, calpestandoli quando bagnati non rimangono residui sulle suole, tende a seccarsi molto rapidamente, anche poche ore dopo l’ultima pioggia o irrigazione. I terreni a medio impasto non creano crepe particolarmente ampie, conservando caratteristiche intermedie tra i due.

 

Per avere un riscontro o se ci troviamo davanti a un terreno incolto possiamo stimare la struttura del terreno impastando una manciata di terra (non importa una quantità esatta) con dell’acqua fino a creare una pasta il più compatta e malleabile possibile, avendo cura di eliminare sassi e particelle solide. Si procede quindi cercando di creare un cilindro tra i palmi: se il terreno ha una percentuale di argilla importante riusciremo ad arrivare a un diametro di qualche millimetro, sarà possibile creare un anello intorno a due dita senza che si rompa o si presentino crepe: in questo caso, per ora, non possiamo esprimerci sulla bontà del substrato per applicare le tecniche dell’Aridolcoltura. Invece, se il campione proviene da un terreno sabbioso anche lavorandolo per diverso tempo sarà impossibile  renderlo malleabile, non riusciremo a creare un cilindro di diametro inferiore al centimetro, la superficie del cilindro rimarrà particolarmente ruvida. Questa struttura è adatta, anche se non ottimale, alla coltivazione in Aridocoltura. Il terreno ottimale è certamente un intermedio tra queste caratteristiche.
Vorremmo focalizzare l’importanza dell’applicazione dell’ Aridocoltura in substrati ad alta percentuale di sabbia: grazie a questa tecnica possiamo ridurre la richiesta idrica nel terreno più adatto per un orto eterogeneo, e aiutare in questo modo la conservazione della biodiversità e la sostenibilità.

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